comunicazione

La mia filosofia: ecologia della comunicazione

Oggi siamo tutti sul web. Ciascuno ha la sua pagina, il suo profilo personale e aziendale su tutti i social network di questo mondo (virtuale), e ciascuno immagina che per poter funzionare anche su Internet basti esserci, anche in modo eccessivo e ridondante purché “faccia indicizzazione”.

Ecco, lasciate che sfati un mito: non è esattamente così. O meglio, in parte è vero, ma… Siamo sicuri che il troppo non rischi di stroppiare? Ha senso convincere un business piccolo o piccolissimo a “gettarsi” in una comunicazione massiccia, magari scopiazzata per numeri e toni da qualche campagna promozionale online tarata su business molto più grandi? La mia risposta è semplice: no, non ha senso. E mi viene da aggiungere che non è nemmeno giusto.

Viviamo in una società altamente consumistica, e questo si riflette anche nel modo con cui veniamo convinti a comunicare. Prima di guardare a cosa realmente diciamo, ci concentriamo su quanto lo facciamo. La quantità sulla qualità, persuasi che “tanto sul web le cose sono molto più veloci”.

Bene, allora fermiamoci un attimo. Proviamo a riflettere. Se tutti vanno di corsa e macinano contenuti come se non ci fosse un domani, non è che per farci notare conviene invece… Rallentare?

Ecologia della comunicazione, davvero?

Questa domanda è alla base di quella che è diventata la mia filosofia di lavoro. E la risposta l’ho trovata nel parallelismo con l’ecologia, con la sostenibilità. Consumare meno per vivere meglio (tutti), questo è il mantra di chi persegue stili di vita sostenibili. “Comunicare meno per comunicare meglio” è stato invece il mio pensiero.

  • Perché no, non è vero che a tutti i piccoli business serve essere ovunque, sul web: è importante semmai scegliere i canali giusti.
  • Non è vero che “basta esserci perché Google ci indicizzi”: è necessario esserci nel modo giusto. 
  • Non è sufficiente esserci, perché i nostri potenziali clienti ci trovino: bisogna pensare a cosa stiamo offrendo loro. Perché si dovrebbero fermare qui, sul mio sito o sulla mia pagina? Che cosa ci trovano? Contenuti curati, interessanti, magari ironici o ben documentati? Oppure una sfilza di contenuti frettolosi, fatti tanto per fare, senza cura?

Ecco, per me l’ecologia della comunicazione è esattamente questo: sottrarsi alla bulimia virtuale per lavorare insieme a contenuti e testi di qualità. Non sarebbe per tutti un mondo (virtuale) migliore?