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Intervista alla Fondazione Donizetti: “Il teatro aiuta a ricucire le comunità”

Una programmazione teatrale che stava andando a gonfie vele, grandi progetti in campo e un crescente numero di abbonati e di spettatori: poi, all’improvviso, il Covid-19, lo stop totale alle attività e la necessità del silenzio. Ora, in questa Fase 2 che ovunque parla di ripartenza e a Bergamo parla anche di rinascita e ricordo, anche la Fondazione Teatro Donizetti riprende le attività, e lo fa in punta di piedi, a passi lenti, guardando sì al futuro ma senza dimenticarsi i mesi passati, e scrivendo le iniziative futuro nel duplice solco della memoria e della cautela.

“Aperti ai ricordi” e “FTD Off stage – Dialoghi in streaming”

«La pandemia è capitata in un momento di intenso fermento e ha interrotto quella che per noi era una stagione di grande rilancio – spiega Maria Grazia Panigada, direttrice artistica della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo -: avevamo avuto 400 abbonati in più, il sold-out sulle repliche al Creberg e numerosi progetti attivi con le scuole e con altre associazioni del territorio. Poi, di colpo, tutto si è interrotto per cause molto più grandi di noi. Tutto si è inchinato davanti all’emergenza sanitaria. Allora ci siamo posti la fatidica domanda: “che cosa facciamo adesso?”. La mia prima reazione è stata quella del silenzio: mi sembrava la cosa più rispettosa che si potesse fare in quel momento». Successivamente, però, è subentrata l’esigenza di scendere in campo, di dare un contributo pur nel momento della difficoltà, ed è nato così il progetto #apertiairicordi: «Abbiamo chiesto ai nostri spettatori di mandarci le loro memorie e i ricordi sulle passate stagioni di prosa: potevano essere testi, foto, video… Quello che desideravano – spiega ancora Panigada, con la voce venata di emozione -. L’iniziativa si è man mano allargata anche agli attori, ai registi e, soprattutto, a tutte quelle persone e maestranze che lavorano “dietro le quinte”, gli invisibili ma importantissimi del teatro: artigiani, tecnici, maschere, costumisti, e via dicendo. I ricordi chi chi ha recitato sul palcoscenico si sono così intrecciati a quelli di chi ha lavorato dietro e ne è nata una bellissima narrazione corale. È una cosa che ci ha fatto riflettere durante lo lockdown: è emerso chiaramente il senso di comunità attorno al teatro». Le testimonianze sono state pubblicate sui canali social (Instagram e Facebook) della Fondazione ed è stata creata anche una sezione specifica sul sito web così che i racconti non andassero persi nel tempo e restassero invece come racconto comunitario accessibile a tutti (https://www.teatrodonizetti.it/it/aperti-ai-ricordi/ ).

Con la Fase 2, però, stanno gradualmente ripartendo anche le attività aperte al pubblico. Un esempio su tutti sarà “Lazzaretto On Stage”, la rassegna promossa presso il Lazzaretto dal Comune di Bergamo con la Fondazione Teatro Donizetti che porterà sul palco sei eventi (due per la prosa, due per Bergamo Jazz e due per la lirica) a partire dal prossimo 4 luglio, con lo spettacolo “66/67” che vedrà protagonisti Alessio Boni e Omar Pedrini. Nel frattempo, per rilanciare questa e le future iniziative in programma, la Fondazione sta organizzando un talk a settimana nell’ambito del progetto “FTD Off Stage – Dialoghi in streaming” con i protagonisti delle tre realtà che compongono l’anima del teatro – lirica, prosa e jazz, appunto.

Teatralizzare gli spazi e creare comunità e relazione

«Non siamo ancora in grado di dire ai nostri abbonati quando e come riprenderemo – spiega Maria Grazia Panigada -, dal momento che non sappiamo ancora come evolverà la situazione da qui a ottobre. Tuttavia, in questi mesi il senso di vicinanza e di comunità attorno al teatro non è mai, mai mancato. E questa è una grande ricchezza, il segnale chiaro del fatto che in questo mondo le relazioni non sono mai solo professionali ma anche e soprattutto umane e artistiche, e superano i limiti del rapporto lavorativo». È proprio per questo che non manca anche la consapevolezza delle enormi difficoltà attuali del settore, in particolare «le piccole compagnie, le figure professionali che lavorano a chiamata… Il momento non è facile, e credo che si dovrebbe ascoltare con più attenzione queste categorie, altrimenti il rischio è quello di perdere una fetta ricchissima e vitale del teatro italiano, quella fatta dai giovani, dai piccoli gruppi territoriali che creano, assieme ai grandi stabili, il tessuto comunitario del teatro».

Tessuto comunitario che si vede soprattutto nei progetti che, a livelli diversi, stanno portando a una progressiva “teatralizzazione dello spazio”, a un teatro cioè agile, piccolo, fruibile in sicurezza dalle persone nei parchi oppure nei cortili degli stabili e capace di raggiungere anche chi a teatro magari non ci andrebbe mai. «Noi come Fondazione Teatro Donizetti non siamo attivi in questi progetti – specifica Maria Grazia Panigada – ma personalmente li vedo come una grandissima risorsa, perché vanno ad allacciare una relazione più stretta tra artisti e pubblico, e perché valorizzano quel ricchissimo tessuto di teatro anche amatoriale che caratterizza la scena bergamasca già dagli anni Cinquanta. Anche in questo senso, vince il senso di comunità».

Pubblicato sul webmagazine Sant’Alessandro