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Storie di donne e di stracci

[Reportage partecipante al concorso “Storie di Economia Circolare”- 2019]

Recuperare un’antica tecnica di tessitura per dare nuova vita agli scarti dei tessuti: la storia del laboratorio Tèssere di Baunei (OG), tra inclusione sociale e valorizzazione artigianale

C’erano una volta le mantas de stracciu, le coperte di stracci realizzate dalle donne di Baunei, nell’Ogliastra sarda, che combattevano la povertà con l’ingegno e la mancanza di risorse con il riciclo. Tagliavano a striscioline le vecchie stoffe e con la tecnica di sa trama ‘e manta le trasformavano in coperte, paraventi, vestiti. Questi mondi c’erano una volta e forse oggi non ci sarebbero più, se non fosse stato per l’intuizione di Augusta Cabras, giovane donna sarda che è riuscita a recuperare questa antica tecnica di tessitura: il suo laboratorio artigianale Tèssere è diventato oggi un vero e proprio punto di riferimento per Baunei e i borghi limitrofi, un’occasione per riscoprire le proprie tradizioni e proiettarle in un futuro fatto di ecologia, riuso e sapienza artigiana.

Un’arte che stava per scomparire

Ad annodare il primo filo da cui è partito Tèssere è stato il caso. Era il 2012 e Augusta Cabras – dal 2005 attiva sul territorio con la cooperativa sociale Schema Libero – era andata a cena in un agriturismo della zona. «A un certo punto – spiega – mi è caduto l’occhio su una coperta appesa al separé di legno: era una manta ‘e stracciu, simile a quelle che quasi ogni famiglia di Baunei ha ancora in casa, sepolta in qualche armadio o cassapanca. Improvvisamente – aggiunge Augusta – mi sono trovata a osservarla in modo diverso… Non era solo un capolavoro di artigianato: era anche il frutto di un’arte che entro pochissimo tempo sarebbe scomparsa, anzi, che stava già scivolando nell’oblio. E allora mi sono detta: perché non provare a salvarla?».

Per capire cosa intende Augusta Cabras quando parla di “arte che scompare” bisogna fare un passo indietro e volgere lo sguardo alla Sardegna rurale di qualche decennio fa. Bisogna provare a immaginare le donne dei paesi come Baunei, Santa Maria Navarrese, Cardedu o Jerzu sedute sull’uscio di casa oppure nell’ombra delle stanze, mentre danno corpo all’arte più dignitosa di tutti i tempi: quella di arrangiarsi con ciò che si ha. La tecnica di sa trama ‘e manta non esisteva altrove, la padroneggiavano solo le donne dell’Ogliastra. E mentre gli uomini erano impegnati con le pecore e nei campi, per le donne le secche giornate estive all’ombra del Supramonte – spazzate dal profumo del lentisco e da quello salino del mare poco distante – scorrevano così: i vecchi tessuti, gli abiti ormai inutilizzabili e le lenzuola consunte venivano tagliati, arrotolati e annodati e da essi si creavano i fili di stracci, la trama per nuovi filati. «Con l’arrivo dell’industria e del il progresso, però, i telai, le mantas de stracciu, la capacità di dare nuova vita allo scarto divennero cose di poco conto – spiega Augusta – . Un sinonimo di povertà, qualcosa da cui affrancarsi. Tutta la tessitura in generale è stata abbandonata, e questa tecnica in particolare. E oggi sono rimaste solo pochissime donne anziane a ricordare».

Ecco allora che per Augusta questa consapevolezza è diventata un’urgenza. E il passo dal “Perché no?” al “Dobbiamo farlo!” è stato quasi immediato. Ha iniziato a informarsi, ha condiviso l’idea con le sue colleghe della cooperativa e ha cominciato a dar forma nella sua testa al progetto di Tèssere: un laboratorio di tessitura che riprendesse la tecnica di sa trama ‘e manta, che valorizzasse il grande patrimonio artigiano della zona e al tempo stesso ponesse l’attenzione su due temi attualissimi, l’inclusione lavorativa femminile e la circolarità, trasformandole in occasione di rivitalizzazione culturale ed economica per il territorio di Baunei. E dal momento che la fortuna viene spesso in soccorso degli audaci, Augusta Cabras decide di scrivere il progetto e di sottoporlo a Fondazione Con il Sud, che proprio in quel periodo aveva aperto un bando di finanziamento che pareva fatto su misura per la sua idea. Detto fatto: la cooperativa ha coinvolto altre associazioni locali, ha scritto il progetto e alla fine del 2013 il finanziamento necessario è arrivato.

Tèssere ha iniziato a lavorare nel gennaio 2014, con due laboratori (uno a Baunei e uno a Cardedu) e sette donne impiegate, tra cui anche una ragazza straniera coinvolta grazie a un progetto di integrazione con un’altra realtà partner del progetto. Di anno in anno il progetto ha unito passato e futuro con un filo fatto di lungimiranza, valorizzazione e condivisione: ha formato donne e ragazze dando loro nuove possibilità, ha salvato un’arte che stava morendo e ha portato la gente dei paesi a tirare fuori di nuovo con orgoglio dalle cassapanche le loro mantas de stracciu. Dal 2017 il progetto fa parte di Sardinian Green Synergy, una rete di 5 aziende sarde attive sul fronte delle produzioni sostenibili tipiche della zona.

Intrecciare fili, tessere reti

L’attività di Tèssere prevede la realizzazione di coperte, tappeti, complementi d’arredo, bòttos (contenitori per la casa), abiti e oggetti di design tramite la tecnica di sa trama ‘e manta: il materiale viene conferito dagli abitanti di Baunei e dei paesi limitrofi, che donano gli abiti smessi e le stoffe ormai inutilizzabili. La circolarità, in Tèssere, vive quindi in forme diverse: da un lato il recupero delle tradizioni locali, dall’altro la trasformazione e la rimessa in circolo di materiale che altrimenti andrebbe buttato. I tanti abiti smessi ancora in buono stato vengono passati alla Caritas Diocesana, mentre dagli altri si ottengono le strisce di tessuto che vengono lavorate su un telaio orizzontale e intrecciate con un ordito di lana o cotone per la realizzazione dei prodotti del laboratorio. «Il riciclo era una condizione quotidiana abituale per le generazioni passate – spiega Rosanna Moro, tessitrice -. La gente era povera, non buttava via niente, tutto veniva usato e trasformato più volte. E questo valeva anche per le stoffe».

Rosanna, 55 anni, è un po’ il cuore operativo di Tèssere: è a lei che si è rivolta Augusta quando ha scritto il progetto, è da lei che si è informata per capire la fattibilità dell’idea, è lei a essere stata coinvolta fin dall’inizio dell’attività. Cresciuta vedendo tessere la mamma e la nonna, Rosanna ha prima frequentato un corso di specializzazione regionale; poi è andata di casa in casa per Baunei a raccogliere dalle anziane donne dei borghi gli insegnamenti su un’arte antica e tutta al femminile, imparando le tecniche di tessitura come sa trama ‘e manta o il pannu prima che andassero perse del tutto. Dal 2014, Rossana lavora con Tèssere: «Mi piace mostrare alla gente come si lavora con le mani – racconta Rosanna -. Oggi siamo tutti abituati a trovare le cose già pronte, ma chi sa da dove viene una stoffa, o quanto lavoro ci sta dietro? Vedi, io lavoro ancora su un telaio manuale come quello di una volta. È un modo per tenere viva una tradizione. Mi piacerebbe tramandarla alle prossime generazioni».

Che in Sardegna il settore tessile sia a larghissima tradizione artigiana non è certo una novità. Secondo l’Osservatorio di Confartigianato Sardegna sul comparto moda dell’isola, delle 1688 imprese del “settore moda” che in Sardegna si occupano di tessile (dati Unioncamere 2017), ben 1212 sono imprese artigiane. Di queste, 218 sono attive nella provincia di Nuoro, al terzo posto dopo quella di Cagliari e Sassari. I dati mostrano una realtà fatta di una vasta rete di piccoli artigiani che, soprattutto nei settori di sartoria e tessitura, vivono una certa vivacità anche grazie all’apporto delle nuove generazioni, che lentamente si riavvicinano all’artigianato tradizionale, innovandolo e internazionalizzandolo.

Un po’ come ha fatto Maurizio Savoldo, giovane tintore di Atzara (NU) e uno dei fornitori di Tèssere per quanto riguarda i filati di lana sarda tinti con le erbe accanto alla sa trama ‘e manta, infatti, Tèssere ha voluto anche valorizzare una produzione nuova, sempre locale e sempre caratterizzata dal recupero del “saper fare” sardo. Da qui la collaborazione con Maurizio, formatosi a Cagliari in scienze naturali con una tesi sperimentale sulle erbe tintorie per i tessuti e che poi ha aperto il suo laboratorio, “La Robbia” (dal nome della pianta la cui radice permette di ottenere le tinte rosse). Come Rosanna, anche lui è andato a recuperare dagli anziani della zona l’arte della tintura vegetale, già ampiamente praticata in Sardegna sia con erbe autoctone ed esotiche, sia con gli scarti alimentari. Ecco allora che dalle bucce delle cipolle si può estrarre il color oro e dal mallo di noce la gamma dei marroni, e via dicendo. «La bellezza dei colori naturali sta nel fatto che hanno un impatto zero sull’ambiente e sulla salute umana, a differenza di quelli di sintesi – spiega Maurizio -. Inoltre, i pigmenti naturali hanno una cromia completamente diversa: sono colori più vibranti, più vivi».

Collaborare sul territorio con realtà come La Robbia, per Tèssere significa portare avanti un percorso culturale e lavorativo che trova nel fare rete la sua ragione d’essere, il suo cuore pulsante. Nella consapevolezza che, comunque, l’artigianato etico e di qualità deve combattere contro una concorrenza spietata, quella messa in campo da chi può permettersi di abbassare i prezzi grazie allo sfruttamento dei lavoratori e all’utilizzo di materie prime scadenti e inquinanti. Tutte mosse che Augusta non ha intenzione di emulare: «la circolarità e la sostenibilità passano anche dal lavorare in un certo modo: fare meno, ma farlo bene».

Oggi Tèssere è passata da due laboratori a uno e da sette donne impiegate stabilmente a due: alcune delle prime collaboratrici si sono messe in proprio, hanno trovato la propria strada e collaborano con il laboratorio di Baunei come esterne. «La tessitura ha implicazioni che vanno al di là del semplice artigianato: tessere significa anche mettere insieme esperienze e conoscenze, dare valore alla condivisione e alla solidarietà e soprattutto – conclude Augusta – restituire la dignità e il rispetto a un’arte antica, simbolo delle nostre radici».

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