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Fair Plastic Alliance. La plastica che vale

Cesvi e Serioplast nel network internazionale per promuovere riciclo e inclusione lavorativa: insieme il mondo profit e no profit

Immense discariche e montagne di rifiuti. Sopra di esse, gabbiani a caccia di cibo. Dentro, un’umanità composita e disperata alla ricerca di materiale da rivendere per essere riciclato. In condizioni igienico-sanitarie disastrose, queste persone del Sud del mondo vivono sulla propria pelle le contraddizioni del nostro tempo: sono raccoglitori informali, veri e propri operatori della filiera del riciclo e capaci di dare un contributo fondamentale alla salvaguardia dell’ambiente, ma sono sfruttati, denigrati, privi di riconoscimenti e tutele.

Da questa consapevolezza è nata la Fair Plastic Alliance, network internazionale di stakeholder dai settori profit e no-profit volta a costruire e diffondere un nuovo modello di business nel settore del riciclo della plastica all’insegna dell’equità, dell’impatto ambientale e sociale positivo e dell’inclusione.

Del network di Fair Plastic Alliance fanno parte anche due realtà importanti del mondo bergamasco, in un positivo esempio di internazionalizzazione virtuosa: da un lato Serioplast, azienda internazionale leader nel settore della produzione di plastica per conto di multinazionali mondiali, dall’altro Cesvi, organizzazione no profit impegnata in progetti di sviluppo nei paesi del terzo mondo. Accanto a loro, anche la ong Oxfam, la startup nigeriana WeCyclers (che sviluppa un modello sostenibile e innovativo di raccolta nel rispetto dei diritti dei lavoratori) e numerose cooperative di base, che riuniscono i lavoratori informali per dare loro dignità e diritti.

Plastica riciclata tra ambiente e diritti

Basta guardare i report delle principali organizzazioni ambientaliste per capire che, oggi, la plastica rappresenta un problema prioritario per il nostro pianeta: si stima che se ne producano oltre 350 milioni di tonnellate ogni anno, ma soltanto il 15% dei rifiuti in plastica viene riciclato correttamente: secondo l’OCSE, il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori e il restante 60% finisce in discarica o disperso nell’ambiente. Un trend che – dicono le Nazioni Unite – porterebbe di questo passo gli oceani ad avere entro il 2050 più plastica che specie viventi.

A questo si aggiungono le problematiche sociali e umanitarie connesse alla raccolta e alla gestione dei rifiuti plastici.

Ed è qui che entra in gioco Fair Plastic Alliance: il suo obiettivo è quello di sviluppare una filiera di produzione di plastica riciclata equa e inclusiva, capace di garantire a centinaia di raccoglitori informali un’opportunità di lavoro riconosciuto, tutele e una vita dignitosa. Da anello debole della catena, l’essere umano diventa così – grazie alla convergenza tra profit e no profit – il vero elemento di valore del sistema di raccolta e riciclo.

«La Fair Plastic Alliance intende affrontare in modo innovativo le problematiche ambientali e sociali generate dalla plastica, facendo leva sull’inclusione attiva dei lavoratori informali – spiega Delia Innocenti, CEO di Serioplast -. Questo è possibile adottando un modello di business che rimetta questi lavoratori al centro. Un modello in cui gli investitori rinunciano ai dividendi e reinvestono i profitti per l’inclusione e lo sviluppo delle comunità locali, garantendo la sostenibilità economica, ambientale e sociale dell’attività e dando impulso a una trasformazione dal basso, sostenuta e supportata dalla filiera industriale».

Una prospettiva condivisa anche dalla onlus bergamasca: «Fair Plastic Alliance evidenzia come progetti che coinvolgano direttamente la popolazione svolgano anche un’importante funzione culturale – sottolinea Daniele Barbone, amministratore delegato di Cesvi -. In questa direzione stiamo lavorando con il nostro partner Blue Sky Recycling e con Serioplast per la creazione di un Social Business per la raccolta e il recupero della plastica in Sudafrica».

Fair Plastic Alliance è partita in Sudafrica con due poli di raccolta e smistamento (a Città del Capo e Johannesburg): attualmente le cooperative coinvolte aggregano migliaia di lavoratori e raccolgono all’incirca 500 tonnellate di plastica ogni mese.

L’obiettivo concreto è riuscire a raddoppiare il volume e aprire un impianto indipendente di riciclo. I prossimi paesi coinvolti nel progetto saranno Nigeria ed Egitto.

Pubblicato su infoSOStenibile (settembre 2019)