Comunicazione

Scrittura creativa, chiariamo una cosa

Quando capito su un annuncio di lavoro relativo al mio ambito – scrittura, comunicazione e chi più ne ha più ne metta – ultimamente rimango colpita da una cosa: la quantità di gente che cerca candidati con “buone capacità di scrittura creativa”.

Ma “scrittura creativa” di per sé vuol dire tutto e niente. Sembra diventata una di quelle frasi che vanno con tutto, un po’ come il nero, che se lo usi non sbagli mai.

Me li immagino, quelli che scrivono gli annunci. “Allora, cosa cerchiamo nei nostri candidati?”. “Mah, non lo so, direi capacità di comunicazione, incisività, rispetto delle scadenze…”. “No senti, troppo difficile. Così perdiamo la metà degli interessati”. “Ah ok, allora scrivi che il nostro candidato ideale deve avere ottime doti di scrittura creativa“. “E che vuol dire?”. “Che sappia scrivere le h al posto giusto, almeno. Ma se lo diciamo così la gente si incazza. Invece creativi ci si sentono un po’ tutti”. “Perfetto, andata!”.

Scrittura creativa, ma cos’è?

Tecnicamente, la scrittura creativa è quella svincolata da un’utilità pratica immediata. Un romanzo, una poesia o un racconto non servono a veicolare un messaggio: parlano semmai di una dimensione dell’essere, offrono uno sguardo,  propongono interpretazioni di una porzione del reale. se nel farlo trasmettono anche un messaggio particolare, beh, è un surplus.

Scrivere per veicolare un messaggio preciso è altro: pubblicità, marketing, opinionismo. Ma non è scrittura creativa. Semmai, si possono trasmettere messaggi in modo originale, frizzante, creativo, ma è diverso.

Per questo rimango un po’ scettica sulle “doti di scrittura creativa” richieste negli annunci di lavoro. Come si testa la capacità di scrittura creativa? Chiedete al candidato di scrivere un racconto così su due piedi, in fase di colloquio? Gli fate buttare giù una poesia, volete vedere le bozze di un manoscritto? Come?

Scrittura creativa e brand marketing, due mondi diversi (che possono toccarsi, ma non sempre lo fanno)

La scrittura creativa ha a che fare con la voce del singolo autore. Io posso essere un’ottima narratrice, avere una voce indimenticabile, colpire l’attenzione di tutti gli editor del mondo… E ciononostante non essere capace di scrivere un ottimo slogan per il copywriting. Viceversa, niente mi garantisce che un bravissimo copy sia in grado di scrivere un romanzo altrettanto efficace.

Ora, lungi da me attuare sterili distinzioni puramente teoriche. E’ ovvio che un’inserzione pubblicitaria sciatta, banale e piena di errori colpisce (ma nel modo sbagliato). E’ ovvio che un buon copy deve conoscere la sintassi, la grammatica, i diversi linguaggi e le figure retoriche, deve saper utilizzare sintesi e storytelling a seconda delle necessità e assicurare una voce che sia riconoscibile tra le miriadi di altre voci. Tutte doti, queste, che copywriting e scrittura creativa condividono alla grande.

I due ambiti si influenzano, contaminano e abbracciano continuamente.

Ma la scrittura creativa ha anche a che fare con la gestione di meccanismi narrativi (la creazione del personaggio, la presentazione del conflitto, la gestione della tensione e della suspense, eccetera) che sono ben altro rispetto al brand marketing.

Scrivere con un approccio creativo significa trovare sempre la parola giusta, giocare con i significati e i rimandi, saper utilizzare verbi e strutturare i periodi. Al tempo stesso la scrittura creativa “pura” può imparare tanto dal brand marketing, spogliandosi di pesantezze che spesso finiscono per infiacchirla.

Ma restano comunque due ambiti diversi, ciascuno con le sue regole, le sue professionalità e i suoi sbocchi specifici.