Comunicazione

Comunicare sui social, aiuto!

Ieri mi sono seduta a riguardare il sempre meritevole Jurassik Park. Avete presente il momento in cui il T-Rex esce dalla recinzione durante il temporale e tenta di divorare i bambini nella macchina? Ecco, la scena a casa si è svolta più o meno così:

  • Io (rivolta idealmente al dottor Grant): “Chiama i marmocchi e di’ loro di non muoversi, maledizione!”.
  • M.: “Erica, il film è stato girato nel ’93…”.
  • Io: “E allora? Una chiamata, un messaggio Facebook, qualcosa!”.
  • M.: “Ma nel ’93 non c’erano i cellulari, gli smartphone, i social”.
  • Io: “…”.

Ora, la scenetta è simpatica ma mette in luce soprattutto una questione: cellulari e internet sono a tal punto parte integrante della nostra quotidianità da aver reso difficile ricordarsi com’era la vita “senza”.

Che lo vogliamo o no, hanno cambiato tutto: il modo di interagire, il linguaggio, la fruizione dei dati, le modalità con cui comunichiamo.

Soprattutto quelle.

Comunicare sui social: due o tre cose da ricordare

La cosa che frega dei social network è la loro somiglianza con il “mondo reale”. Però è un’illusione: non valgono le stesse regole e anche un approccio informale e abbastanza easy è frutto di pianificazione, limatura e progettazione.

La spontaneità sui social è, in linea di massima,  studiata. Non che sia un male, ma è giusto saperlo.

Inoltre non dimentichiamoci che i social sono sì ampissimi, ma ciascuno raggiunge segmenti di popolazione diversi per età, interessi e approcci. Banalmente: se siete attivi nel campo wedding o bricolage, Pinterest probabilmente è più adatto a voi rispetto a Instagram, che invece ha un target tendenzialmente più travel & fashion. Se vi muovete nel giornalismo userete volentieri Twitter ma se il vostro lavoro è più tecnico i vostri clienti saranno più realisticamente su Linkedin. E via dicendo.

Ognuno di questi social ha poi regole diverse. Su Instagram, inutile dirlo, vincono i contenuti visivi e immediati. Su Facebook, va alla grande lo storytelling.

Insomma, si tratta di capire cosa dire e come farlo in base alle potenzialità dei singoli social. Altrimenti è un po’ come pretendere le prestazioni di una Ferrari cavalcando un mulo: non c’è paragone. Ma se dovete salire lungo un sentiero di montagna, la Ferrari è inutile.

Last but not least, la regola aurea: “il contenuto vince”. Cosa significa? Significa che la fuffa si riconosce come tale anche sui social: magari si potrà infinocchiare qualcuno un paio di volte, ma alla terza sarete smascherati. Quindi, comunicate sui social solo se avete qualcosa da comunicare. E’ una sorta di ecologia comunicativa che alla lunga vi premierà, fidatevi.

Come comunicare sui social e farlo bene

Per comunicare sui social come si deve, bisogna prima di tutto sedersi alla scrivania con carta e penna (sono una cultrice del metodo vintage) e porsi qualche domanda di base.

  1. “Perché voglio portare la mia azienda o attività sui social?”. Sembra una domanda banale ma è molto utile per chiarirsi le idee e a stabilire degli obiettivi. Stare sui social è utile, ma ci si può stare in tanti modi diversi. I social possono essere un luogo virtuale in cui vendere i vostri prodotti oppure uno spazio di confronto con i vostri potenziali clienti. Possono essere una vetrina o un modo per raccontare il vostro lavoro e fidelizzare la gente. Rispondere a questa semplice domanda vi aiuterà a strutturare la vostra comunicazione in linea con gli obiettivi.
  2. “A chi mi rivolgo?”. Lo so, se avete bazzicato incubatori d’impresa o corsi di formazione professionali vi sarete sentiti rivolgere questa domanda un sacco di volte. E rispondere vi avrà aiutato a capire meglio cosa fate, come e per chi lo fate. Giusto? Bene, ponetevela anche per quanto riguarda la comunicazione. Capire il vostro target vi servirà a usare il linguaggio giusto per quel target specifico. Esempio? Se avete creato una piattaforma che mette in collegamento viaggiatori solitari, probabilmente userete un linguaggio e dei rimandi diversi rispetto a chi ha creato una start up di giocattoli ecologici per neonati.
  3. “Come mi pongo?”. Anche questa è una domanda importante. Interrogatevi sul carattere che volete dare alla vostra attività sui social e a quale aspetto volete dare rilevanza: professionalità, competenze e distacco? Simpatia e immediatezza? Preferite essere algide e di classe, o magari un po’ più alla mano?
  4. “Quale social network scelgo?”. Anche in questo case vale una massima sempreverde: less is more. Meno è meglio. Inutile aprire profili ovunque: non avreste realisticamente il tempo per curarli tutti ed è meglio avere un solo profilo aziendale ben tenuto che averne dieci sciatti.

Una volta chiariti questi punti, si può iniziare.

Alcuni consigli

  • Per comunicare con efficacia sui social network, bisogna ricordare che a tutti piace leggere storie, ma a molti meno piace essere bombardati dalla pubblicità autoreferenziale.

Va bene quindi parlare dei vostri prodotti, ma va ancora meglio contestualizzarli. Raccontarli. Renderli vivi e indimenticabili.

Se ad esempio vendete formaggi di capra biologici di produttori locali della vostra zona, usate i social per avvicinare i potenziali clienti al mondo che gravita attorno all’arte casearia: se sulla vostra pagina Facebook i clienti troveranno sì i vostri prodotti, ma anche ricette, consigli su come riconoscere un buon formaggio caprino e interviste agli allevatori, vi seguiranno più volentieri. E si ricorderanno di voi.

  • Su Internet vince l’immediatezza, quindi niente papiri infiniti. Tanto non li leggerebbe nessuno.
  • Social network significa che la rete è importante. Rete intesa come scambio e confronto. Rispondere ai comment e usare gentilezza ed educazione non sono optional.
  • Ricordatevi che la rete è uno strumento tutto sommato democratico. Se proponete servizi scadenti, se non mettete cura nei prodotti che vendete, se siete disorganizzati… Beh, la gente ve lo farà notare. E altri leggeranno quei commenti, e ne saranno influenzati.

Ecco perché comunicare sui social è importante, ma prima ancora è importante lavorare bene.

 


 

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